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EQUITALIA ci salverà!

giuliano.jpgLa riscossione dei crediti, di questi tempi, come sanno tutti, è il problema dei problemi. Complice la crisi e la stretta creditizia, per talune categorie commerciali, farsi pagare entro i tempi stabiliti è operazione sempre più complicata e rischiosa.


E i commercianti più esposti, manco a dirlo, sono i grossisti di bevande da sempre anello centrale della filiera Horeca e quindi incastrati nella scomoda posizione di dover onorare le fatture all’industria nei tempi che la stessa impone, per poi attendere i comodi e larghi tempi che il pubblico esercizio, bar o ristorante che sia, oramai si concede. Vi è da dire che non tutti i locali Horeca pagano alle calende greche, ma ultimamente purtroppo, complice appunto la crisi e la stretta creditizia, la questione del “credito” contagia un pò tutti ampliandosi sempre di più.


Una voce di costo che pesa come un macigno nei bilanci delle imprese e allo stesso tempo rallenta se non inibisce il corretto flusso finanziario e commerciale.  Dai 60 giorni di prassi oramai si paga a 150 e 180 giorni. In taluni casi, specie per attività a carattere stagionale, si arriva anche a pagare di anno in anno. Sempre se tutto va bene.


Una qualche speranza si ripone nel recente decreto che impone in 60 giorni, pena multa da parte dell’agenzia delle Entrate, il pagamento delle bevande derivanti dal comparto agroalimentare: stiamo parlando in questo caso di vino e succhi di frutta. Restano fuori dal decreto tutte le altre bevande non prettamente derivanti dal comparto agroalimentare: bibite, acqua minerale, birra ecc.
Quindi il problema per il momento resta, e se poi la “partita” s’incaglia definitivamente allora è proprio allarme rosso. Per chi avanza soldi la strada a disposizione è una sola: quella legale, con i costi e i tempi che ne conseguono.

 

La proposta
Fra le cento soluzioni possibili che arrovellano le menti di chi ha a che fare il problema, spicca un’idea di un distributore di lungo corso che con la sua azienda opera da 50 anni, Giuliano Fusari. Ce la racconta lui stesso in questa intervista.
D. Allora Fusari in cosa consiste questa sua soluzione?
R. Molto semplice: propongo di cedere i crediti di difficile recupero a Equitalia.
D. Come nasce questa sua idea?
R. A seguito di una verifica fiscale da parte dell’Agenzia delle entrate, mi è stata contestata la messa a perdita di crediti documentati da un legale che non erano esigibili per complessivi 21.000 euro; stiamo parlando della somma di piccoli crediti da 2/3000,00. Per certe somme non possiamo certo intentare fallimento, e quindi arrivati a quel punto l’alternativa è cederli a una fiduciaria, pagando pure il 5% della somma, la quale poi non può fare altro che cestinarli definitivamente. A questo punto ci perdono tutti: creditori e Stato.
D: E quindi, Equitalia…
R. Cederli ad Equitalia sarebbe la soluzione ottimale: sappiamo tutti con quanta rapidità e aggressività sono capaci di operare, potendo del resto contare su iter e procedure assolutamente privilegiate rispetto a quelle che si consentono ai privati. Sono certo che potrebbero acchiappare con relativa facilità, almeno il 50% delle somme che per i commercianti italiani sono difficilmente recuperabili.
D. Su questo non c’è dubbio, il modus operandi di Equitalia è ben noto. L’agenzia è un mastino che non lascia davvero scampo quando punta qualcuno. Però, mi scusi, quale sarebbe il vantaggio per chi vanta il credito, in questo modo perde definitivamente i suoi soldi?
R. E’ vero in linea di principio perde dei soldi. Ma bisogna entrare nell’ottica che quei soldi sono già persi e che invece potrebbero diventare un piccolo surplus.
D. In che modo?
R. Anzitutto l’importo ceduto a Equitalia deve poter essere messo in perdita nella propria contabilità detraendolo dall’imponibile della tassazione, e poi recuperando l’iva a suo tempo versata. Cosa che adesso si può fare solo dopo che il credito è diventato inesigibile facendo fallire il debitore. Prassi lunghe, costose e a volte impraticabili.
D. Ma sarebbe comunque una perdita secca?
R. Ripeto, le partite incagliate sono già delle perdite che possono ancora più aggravarsi rincorrendo ai legali. Dandole invece ad Equitalia, detraiamo il tutto e diamo anche dei soldi allo Stato.
D. Ma quali soldi, stiamo parlando di debiti: quindi di soldi che non ci sono?
R. No parliamo di soldi veri, poiché sono certo che Equitalia, con i sistemi che ha, di cui noi non disponiamo, può recuperare, come dicevo, almeno il 50 % di quelle somme. Se mettiamo tutti insieme questo genere di crediti in Italia, stiamo parlando di miliardi di euro.
D. Comunque, al di là di tutto, non mi pare che tutto ciò sia una prassi che la nostra legislazione consente?
R. Si è vero non è prevista, ma lo Stato potrebbe disporre un qualche decreto per regolamentarla. Anzi ne approfitto per lanciare un appello a tutti i grossisti italiani, che sono i più colpiti dal problema del credito: sottoscriviamo tutt’insieme un’istanza da presentare al Governo, avvallata ovviamente dalle Federazioni di riferimento. Sono certo che il Governo ci ascolterà perché i vantaggi per lo Stato sarebbero enormi.
D. Quali?
R. Lo dicevo prima: i soldi che ricaverebbe dal recupero coatto, anche per solo il 50% delle partite, sarebbero tantissimi. Miliardi. Tanto da poter alleggerire anche il suo enorme debito pubblico, oppure destinarli allo sviluppo e altre sane politiche economiche. E poi tutte queste attività di recupero potrebbero risolvere, anche se in minima parte il problema dell’occupazione con la creazione di un’apposita società di recupero crediti, ad esempio Equitalia Servizi. E poi ci sarebbe, sul lungo termine, un ulteriore e sicuro effetto positivo…
D. … sarebbe?
R. Quando i debitori, i cattivi pagatori, i truffatori per caso, o per professione, avranno gioco forza capito che i loro debiti potrebbero finire nelle fauci di Equitalia, ebbene ci penseranno due volte prima di non pagare. Otterremmo in questo modo un effetto persuasivo che, sono certo, nel tempo farà mutare questa cattiva e deleteria abitudine di pagare a babbo morto.
D. Insomma, Equitalia ci salverà?
R. Non proprio. Noi grossisti ci dobbiamo salvare da soli, ad Equitalia facciamogli solo fare il loro mestiere, quello di recuperare soldi ormai persi, un mestiere che noi non sappiamo fare.


03/03/2012

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