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Uniti per crescere

DSC04800.JPGIl futuro è sempre in mano di chi lo vuole: dal 1945, l’unione della famiglia D’Amato ha fatto crescere l’azienda giorno dopo giorno

 

Le storie significative nascono sempre quando un uomo guarda avanti ed è capace di cogliere ed interpretare i segnali di nuove favorevoli opportunità.

Pasquale D’Amato, proprietario terriero del Sud, trascorse il lungo periodo del secondo conflitto mondiale tenendo ben salda la proprietà e facendola rendere quanto al momento era possibile.

Dopo il 1945 i suoi sensi affinati dall’aver superato i disagi della guerra percepirono uno strano fenomeno: parte dei suoi conterranei, invece di mettersi tranquilli ad apprezzare la pace finalmente ritrovata, abbandona il luogo natale per trasferirsi avventurosamente al Nord.

Pasquale D’Amato scoprì che la meta dei migranti era Torino dove una grande azienda di automobili, la FIAT, rinata prepotentemente dalle macerie della guerra, offriva lavoro a decine di migliaia di persone.

“Se tante persone – pensò Pasquale – si ammassano in poco tempo in una città, si creerà inevitabilmente un’esplosione di consumi primari e la crisi dei servizi.

Inoltre tanti meridionali, lontani dalla loro terra e dalle loro abitudini ma con lo stipendio sicuro, avranno piacere di trovare i prodotti del suolo natio.”

Così nacque in Torino l’ingrosso alimentare Ditta D’Amato guidata egregiamente dal suo fondatore, fino al 1970, data in cui gli subentra il figlio Francesco. Il nuovo conduttore sviluppa l’Azienda ampliandone gli orizzonti ed inserendo nuovi prodotti tra cui bevande gassate ed alcolici.

Qualche anno dopo nascono altre idee vincenti e l’attività si estende con l’introduzione di prodotti accessori per i negozi di tabacchi.

Nel frattempo Lino D’Amato, attuale contitolare dell’impresa, si laurea in giurisprudenza e si prepara per avviarsi alla professione di notaio. Francesca D’Amato decide invece di entrare nell’impresa di famiglia in affiancamento al padre.

Nel 2001, venuto a mancare Francesco D’Amato, anche Lino deve entrare in azienda e prenderne le redini insieme alla sorella Francesca. Il gravoso impegno di lavoro non gli impedisce di titolarsi avvocato.

 

Avvocato D’Amato rimpianti per la rinuncia alla carriera di notaio? 

Non molti. La dinamicità dell’azienda di distribuzione, l’opportunità di coltivare la clientela più eterogenea come pubblici esercenti, alberghi, ospedali, comunità, industrie e altro ancora mi ha assorbito fin dall’inizio.

Poi veder crescere l’azienda di famiglia giorno dopo giorno, costituisce una soddisfazione enorme: in dieci anni di lavoro l’impresa ha triplicato il fatturato e incrementato i margini.

 

Quali sono i punti di forza della vostra attività? 

La versatilità, l’efficienza, la continuità. Noi offriamo ai clienti la possibilità di approvvigionarsi vantaggiosamente al Cash o di essere serviti puntualmente nel loro esercizio. Ci avvaliamo della collaborazione di quattro agenti ma il 40% degli ordini li raccogliamo via telefono. L’amministrazione dell’azienda viene elaborata internamente, così come la gestione del personale di cui si occupa mia moglie Chiara consulente del lavoro. Mia sorella Francesca condivide con il sottoscritto la conduzione mentre il marito Loris collabora in altri comparti.

Come può constatare, la forza compatta della nostra famiglia rappresenta una vera ricetta per competere con i concorrenti e rispondere in termini di ottimismo alle incertezze del mercato.

 

Da quando si trova a condurre l’impresa, quali opportunità le hanno consentito di compiere balzi in avanti? 

Occorre una premessa: considero Osvaldo Chiappino, titolare della storica Bevande Torino, uno dei miei maestri d’arte. Questo imprenditore nel 2007 cedette l’azienda all’allora DO.RE.CA. Nel passaggio di consegne una parte di clienti rifiutò il servizio della Partecipata Peroni e si rivolse al nostro Cash. Ma non basta. Cessata l’attività Osvaldo Chiappino ci propose di rilevare il suo magazzino cosa puntualmente avvenuta: una volta ultimati i lavori di restauro potremo raddoppiare gli spazi destinati al magazzino e le aree di supporto.

 

Difficoltà?

La solita: sempre più incerto il recupero dei crediti, circostanza ignorata dai fornitori e dalle banche: i primi riducono i tempi di pagamento; le seconde restringono i fidi.

 

La sua Azienda fa parte del Consorzio ADB Group e della Federazione Italgrob: ne trae vantaggi? 

Un po’ meno che nel recente passato. Confrontato con i grandi Gruppi della GDO qualunque consorzio per quanto efficiente rappresenta una piccola realtà che non impressiona l’industria. Occorrerebbe un gruppo nazionale con sedi regionali. In alternativa potrebbe essere investita la Federazione del compito di organizzare una rete nazionale di grossisti. Soluzione logica e auspicabile che però va a cozzare contro l’individualismo (e qualche volta la miopia) di una parte dei colleghi e dei gruppi.

 

Quindi? 

Dobbiamo provvedere noi al nostro futuro puntando a scavalcare la barriera che non consente al grossista di cogliere i frutti dalle stesse piante da cui la GDO da sempre trae il suo ricco sostentamento…

 

LA DISTRIBUZIONE DI D’AMATO E’ SUDDIVISA IN

50% CASH

50% IN PREVENDITA

 

Fonte: GBI n. 120


18/03/2012

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