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Pił frutta nelle bibite: si rischia di snaturare il prodotto

Tempo fa abbiamo affrontato il problema legato al nuovo decreto Balduzzi (+20% di frutta nelle aranciate), esteso anche a bevande come la Sprite e la Schweppes. Il dilemma, ora, è proprio questo: queste bevande, piaceranno ancora? Infatti, il rischio è quello di snaturare i prodotti, con la conseguente scomparsa di alcuni di essi dal mercato del beverage.

 

SuccoDiArancia.jpgI grandi produttori di bevande, dalla Fanta alla San Pellegrino, lamentano il fatto che nessuna aranciata venduta in Italia avrà più il sapore che conosciamo oggi. Le aziende, sperando in un intervento immediato dell`Europa, minacciano di abbandonare i mercati italiani, spostando la produzione all`estero. Diversa è la posizione degli agricoltori e di Coldiretti che, forti della decisione irremovibile del Ministero della Salute, sono contenti delle loro stime sulle vendite: 200 milioni di chili di arance in più.

 

Nei commi 16 e 16 bis dell`art. 8 del decreto Balduzzi si impone che, tra otto mesi, due categorie di bibite commercializzate contengano almeno il 20% di frutta. La prima riguarda le bibite "vendute con il nome di uno o più frutti a succo". Aranciate come Fanta, San Pellegrino, Oransoda, o limonate come Lemonsoda, oltre a varie spume, dovranno essere modificate probabilmente anche nel sapore, visto che oggi la dose minima di frutta è del 12%. La seconda categoria, con meno mercato, ma sicuramente la più colpita, comprende le bevande con nome di fantasia "il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi" (quindi, niente succo e nessun riferimento alla frutta in etichetta). Tra queste ultime, Sprite e 7Up (che hanno aromi di limone), toniche (Schweppes e Kinley) al limone, aperitivi analcolici, bevande energetiche e acque aromatizzate. In questi casi molto spesso la frutta è presente in quantità assai inferiori al 12%, perché finora non c`erano dosi minime. Portare la dose al 20%, dicono i produttori, snaturerebbe il sapore del prodotto. Qualcuno potrebbe non produrle più.

 

Di seguito vi riportiamo le dichiarazioni rese a "la Repubblica" di alcuni rappresentanti delle più grandi aziende produttrici di bevande.

 

«Stiamo studiando nuove ricette per la Fanta e sarà difficile arrivare a un prodotto soddisfacente» dice Alessandro Magnoni di Coca Cola Ellenic, che in Italia ha 3.200 dipendenti. «Il consumatore è abituato a un certo gusto. Nel caso della Sprite è però impossibile portare il limone al 20%, diventerebbe imbevibile. Produrre all`estero e poi importare? Per ora non ci vogliamo neanche pensare».

La San Pellegrino appartiene a Nestlé. «Per l`aranciata, che abbiamo già portato al 15,8% lavorando due anni sulla ricetta, arrivare al 20% è difficile, per limone e pompelmo impossibile» spiega Antonio Punziano. «Ma è così importante questa misura per la salute degli italiani? A noi sembra di no».

Tomarchio è una piccola azienda che produce spume quasi esclusivamente per la Sicilia. «Aumentare la frutta vuol dire aumentare lo zucchero e i conservanti», commenta il direttore Lorenzo Libé.

 

Fonte la Repubblica


12/11/2012

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