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Birra: industriali e artigianali fra Cina ed Europa

L’Europa è un mercato in stagnazione per le multinazionali della birra: oltre al calo dei consumi (si pensi alla Gran Bretagna e al suo sintomatico -4,8% nei pub britannici e -6,5% nelle rivendite durante il terzo trimestre 2012) le aziende devono vedersela con l`ascesa dei piccoli produttori di birra artigianale e con le tasse sugli alcolici.

 

sezione-1.jpegsezione.jpegMa se l’Europa non è più un bacino di consumatori appetibile come un tempo, i colossi della birra hanno già trovato dove far sfociare le proprie produzioni, immettendole in mercati promettenti come quello cinese, che è il più grande mercato del mondo. La sola Cina consuma il 35% di birra prodotta nel mondo, ed è anche per questo che i maggiori gruppi brassicoli industriali detengono il 63% delle quote locali. Tra essi ricordiamo Carlsberg ed Heineken, due nomi di rielvanza che giocano sullo scacchiere asiatico un’importante partita fatta di concorrenza, produzione, vendita e crescita di marginalità.

 

Carlsberg, lo scorso giugno, è firmataria di un contratto finalizzato alla costruzione del più grande birrificio della Cina. Heineken, da parte sua, ha siglato un accordo, in via di perfezionamento, del valore di 4,6 miliardi di dollari, inglobando Asia Pacific Breweries. Ma non sono solo la danese Carlsberg e l’olandese Heieneken a detenere le maggiori quote di mercato: ai due gruppi vanno aggiunti la belga Anheuser-Busch InBev e la britannica SABMiller. Insieme, i quattro gruppi, detengono il 55% delle quote mondiali. Una percentuale enorme, soprattutto se confrontata al lontano `99, quando alle quattro grandi aziende faceva capo solo il 17% delle quote.

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Dopo aver citato le multinazionali danese e olandese, un colpo d’occhio va fatto anche si AB InBev, altro colosso nel mondo della birra con il 48% del mercato americano, il 69% del mercato brasiliano e un’ampia fetta di mercato in Russia e Cina. Ma come accennato, c’è una realtà che pungola le multinazionali, si tratta dei produttori indipendenti: secondo The Wall Street Journal i produttori artigianali rappresentano, almeno negli U.S.A., già il 6% del mercato a volume e il 9% a valore. Una piccola percentuale, certo, in confronto a quelle a due cifre prima menzionate, ma una percentuale in crescita che rappresenta una nuova concorrenza da non sottovalutare.

 

È della Brewers Association, l’associazione che rappresenta i produttori artigianali, la recente notizia che nel primo semestre 2012 le vendite delle birre artigianali sono cresciute del 12% a volume, e +14% a valore. E, in questo caso, il miglior mercato di sbocco per le birre artigianali americane è proprio la vecchia Europa, proprio quel territorio di grande tradizione brassicola che per i colossi industriali rappresenta un mercato saturo.


12/11/2012

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