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L’Horeca e la politica

A giorni l’Italia avrà un nuovo governo. Date le urgenze che incombono sul Paese, che provenga da centrodestra oppure da centrosinistra, potrebbe non avere molta importanza. Al di là delle bandiere e dei partiti, quello che gli italiani si attendono dalla politica, non sono i soliti pannicelli caldi - come negli ultimi tempi una certa politica li ha, purtroppo, abituati - ma un impegno serio, costruttivo e duraturo, finalizzato al bene comune.

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Un auspicio questo che vale per tutti i settori produttivi, anche, e soprattutto, per quello dei consumi extradomestici che con i suoi 70 miliardi di euro di spesa annua, e più di un milione di occupati, è uno degli assi portanti dell’economia nazionale. C’è da chiedersi: cosa potrà (e dovrà) fare la politica per rilanciarne i consumi per consentire all’Horeca di diventare, come in altre occasioni è stato, il volano di un’auspicabile rinascita complessiva?

Andando a vedere quelli che sono i problemi più urgenti che affliggono il canale Ho.Re.Ca., la lista che ne verrebbe fuori potrebbe essere lunga e zeppa di esigenze abbastanza variegate e per certi versi inconciliabili.

Relativamente alle istanze degli operatori Horeca di bevande, i punti principali sono stati enunciati, lo scorso 21 gennaio, dal presidente di Italgrob Giuseppe Cuzziol nel suo discorso di apertura dell’International Horeca Meeting.

 

Anzitutto, un progetto serio e fattibile per il rilancio del settore turistico che può rappresentare davvero il “petrolio” italiano. Il Paese ha tutto per tornare a essere numero uno nel mondo per flussi turistici, come lo era un tempo. Poi, un moderno e funzionale piano nazionale per la mobilità urbana, utilissimo anche per la logistica: basti pensare che il costo complessivo dell’inefficienza logistica del Paese è stimato in 40 miliardi di euro all’anno. Più specificatamente, per i distributori di bevande, Cuzziol ha chiesto incentivi e facilitazioni per quei grossisti che decidono di operare nelle ZTL con mezzi a zero impatto ambientale. Sempre parlando di trasporti, si è giustamente rivendicato la possibilità di equiparare i distributori di bevande ai trasportatori conto terzi per poter contare sul bonus carburanti e in questo modo lenire i sempre più gravosi costi legati alla consegna dei prodotti. In ultimo Cuzziol ha rilanciato l’iniziativa Vetro Indietro, progetto che darebbe più valore al lavoro dei grossisti, insieme a una chiara valenza ecologica.

 

Un patrimonio unico

A tali istanze, va aggiunta una fondamentale: la tutela della varietà e diversità dell’offerta ristorativa italiana. Un patrimonio unico che non può e non deve essere intaccato dalle multinazionali. E poi, lì dove è possibile (ma questa è un’aspettativa di ogni categoria), una meno oppressiva pressione fiscale che possa consentire di liberare risorse da destinare alla modernizzazione del mercato. Sono richieste impossibili?

Ascoltando le promesse dei vari “Votantonio” declamate in campagna elettorale, pare proprio che tali richieste saranno esaudite senza aibaiMa sarà proprio così? Da una parte se ne dubita, dall’altra ci si accontenterà di molto meno. Non di improbabili e nuovi miracoli italiani, ma almeno di una più serena prospettiva per rituffarsi nel lavoro con rinnovato entusiasmo.


08/02/2013

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