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La Babele e la Normalitą

Le notizie che riguardano lo stato di salute dell’economia italiana sono sempre più una Babele confusa e contraddittoria. E questo è sicuramente un problema per chi deve investire e guadare al futuro.

 

Babele.jpgTV e giornali, con i loro esperti e guru, ci riversano continuamente addosso una bulimia di dati, andamenti, analisi, che puntualmente informano e disinformano, illudono e disilludono. Il governo delle larghe intese ha tirato fuori dal cilindro il Decreto del "Fare": decine di provvedimenti, qualche buona idea, ma con risultati tutti da verificare. E intanto la crisi morde e l’estate non decolla. Secondo fonti attendibili la crisi sarà lunga da smaltire, 5 forse 10 anni di calvario ancora, per altre, invece, la ripresa è prossima e partirà già dalla fine di quest’anno.

 

Insomma, è una Babele: tutto e il contrario di tutto, come purtroppo è usanza in un Paese come il nostro.

 

Anche nell’analizzare più da vicino il mondo del beverage si colgono le medesime contraddizioni. Se da un lato si ha l’impressione che i locali siano ben frequentati, dall’altro i gestori non fanno salti di gioia. I conti non tornano neanche a quei locali che, pur riempiendo (quasi) i tavoli, devono confrontarsi con un consumatore che è costretto a spendere meno, e meglio, i suoi soldi. Gli stessi locali, poi, devono confrontarsi con il considerevole numero di nuove aperture che si è avuto negli ultimi anni. Pertanto, facendo l’equazione più locali aperti e meno soldi in giro, inevitabilmente tutti incassano meno, i costi fissi restano fissi, se non addirittura crescono, con tanti saluti agli utili. A ciò si aggiunge una maggiore pressione fiscale, fra IMU e nuova TARES, ed ecco che si attiva il codice rosso.

 

I conti non tornano nemmeno ai distributori di bevande costretti a lavorare con delle marginalità sempre più risicate, in un mercato sempre più complesso nel quale la concorrenza fra canale corto e lungo è sempre più acerrima e impari, considerando condizioni di acquisto non proprio equilibrate. Poi, però, sotto sotto i conti non tornano neanche a chi le bevande le produce, comprese le grandi aziende ai cui basta una mancata crescita, o ancora peggio un solo punto percentuale in meno per mandare in rosso il conto economico e vederle costrette, a volte loro malgrado, a "buttare" sul mercato, e quindi svendere, tonnellate di merce. Operazioni queste che data l’importanza dei volumi non sono mai ad appannaggio dei grossisti tradizionali che, anzi, subiscono, queste improvvide e deleterie strategie commerciali.

 

Quindi secondo questa analisi i conti non tornano lungo tutta la filiera. Tuttavia, prima di suonare le campane a morto, bisogna dire che il settore, in un anno Horribils che segnerà purtroppo e nuovamente un segno meno sul PIL, in qualche modo sta tenendo. Certo, con sacrifici immani da parte di tutti, ma sta reggendo. E già questo è un piccolo positivo segnale che aiuta a guardare avanti con una certa fiducia, con l’auspicio che dopo la babele torni un poco di normalità.

 

 

MM


04/07/2013

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