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Intervista a... Vincenzo Caso

Da Gennaio 2015 Vincenzo Caso, della Top Distribuzione di Napoli, è il nuovo presidente del consorzio Di.Al. Persona esperta con idee molto chiare e tanta voglia di fare: in questa intervista offre il suo personale punto di vista sul mercato, sul consorzio e la Federazione Italgrob.

 

Vincenzo-Caso.jpgBene Presidente Caso, iniziamo subito con il darle un "in bocca al lupo" per questo suo nuovo impegno e saremmo curiosi di sapere qual è stata la prima decisione che ha preso in qualità di presidente?

«Rispettare anzitutto la volontà dei soci e creare un clima di entusiasmo e collaborazione che ritengo indispensabile per far bene ed innescare un percorso di crescita. Il socio ha bisogno di “certezze” ha bisogno di vedere nel suo consorzio serenità e serietà ed io mi muoverò sempre seguendo questa sua esigenza».

 

Nel concreto invece...

«Sono anzitutto un distributore, mi compenetro nelle esigenze dei soci Di.Al. che sono anzitutto dei colleghi e cerco di vivere tutte le diverse problematiche periferiche. E la problematica principale, la conosciamo tutti: liquidità e pagamenti. A tal proposito, abbiamo già rivisto tutte le pratiche di gestione delle attività promozionali e delle co-marketing, orientando la liquidazione in periferia per ridurre la forbice dei pagamenti con l’industria che in diversi casi è molto ampia e grava sulle spalle dei distributori».

 

Quali sarebbero i vantaggi?

«I vantaggi sono molto evidenti: il socio attraverso una nota credito, o fattura promozionale, riceve subito quanto gli è dovuto o lo scomputa da quanto deve all`industria disponendo, in questo modo, di una maggiore liquidità. L’intero sistema ha bisogno di semplicità: nel corso degli anni l’horeca è diventata sempre più complessa; ci può stare se parliamo di promozioni, analisi e strategie che portano risultati concreti per distribuzione e produzione, ma la mera complessità burocratica è solo un danno e allontana le parti. Questa piccola "manovra finanziaria" rende anche la centrale più libera dal lavoro, perché non rincorre un giro di carte inutile e, soprattutto, in tutto questo vi è una trasparenza assoluta che è una regola della quale terrò sempre presente nel corso del mio mandato; insomma, più tempo da dedicare ad altre attività e pratiche burocratiche decisamente più snelle».

 

Ha tenuto a sottolineare il concetto di trasparenza, può spiegarci il motivo?

«Ho ricevuto un mandato dai miei soci per amministrare nel modo ottimale il loro consorzio. Per me fare il presidente non significa esercitare un potere ma svolgere una funzione di servizio a favore dei miei colleghi che mi hanno onorato della loro scelta. Quindi, il consorzio non deve essere un centro di potere, ma deve favorire al meglio le politiche al servizio dei soci, per questo il concetto di trasparenza è fondamentale».

 

Immaginiamo che è al lavoro con i suoi collaboratori per un progetto strategico che possa caratterizzare la sua presidenza. È possibile avere qualche anticipazione? Quali saranno, in sintesi, gli obiettivi che il consorzio Di.Al. perseguirà nei prossimi anni?

«Ho la responsabilità della presidenza dall’inizio dell’anno. E come ogni inizio di anno siamo alle prese con i rinnovi contrattuali. Ne avremo ancora per qualche settimana, ma subito ci metteremo al lavoro per pianificare il futuro del consorzio. Punteremo e rinforzeremo le progettualità legate al sell-out e a valorizzare il patrimonio "dati". Disponiamo già di un gestionale che rafforzeremo con delle professionalità dedicate e lavoreremo per condividere con i soci il valore dei dati. Sono certo che è un percorso che ci consentirà di far pesare ancor più e meglio il nostro ruolo nei confronti dell’industria e, d’altro canto, potrà consentire ai nostri soci una sicura crescita professionale e operare con una distribuzione più organizzata e funzionale ad un mercato sempre più evoluto e complesso».

 

Lei è un distributore importante, opera nel settore da diversi anni e vive giornalmente le problematiche e le criticità del mercato. Qual è, a suo avviso, il nodo, il problema più gravoso al quale il suo distributore oggi deve far fronte?

«Le problematiche variano da area ad area. Io, ad esempio, a Napoli con la Top Distribuzione devo operare in una piazza che chiamarla complicata è dir poco: fra consegnatari in tentata vendita, padroncini e altri operatori poco in regola, il mercato Horeca di Napoli è ogni giorno preso d’assalto in mille modi. La competizione è durissima, in centri più piccoli forse un po’ meno, ma nel complesso le questioni che i distributori oggi devono affrontare sono riconducibili a due problematiche ben precise».

 

Sarebbero?

«Marginalità sempre più basse e l’annoso e irrisolto problema dei pagamenti».

 

Come intende il consorzio Di.Al. aiutare i propri soci per porre rimedio a tali problematiche?

«Nel rinnovo dei contratti di questo 2015 stiamo insistendo con l’industria per quante più poste possibili incondizionate e subito esposte in fattura. Questo significa poter competere meglio con i prezzi, sempre con grande attenzione ovviamente, e disporre di un filo di liquidità in più. Ci attiveremo poi in azioni di moralizzazione del mercato, dove qualche industria, a volte, agisce sui listini in maniera poco ortodossa con aumenti a dir poco campati in area. Monitoreremo ed interverremo anche dove si evidenziano sperequazioni di prezzo».

 

Il problema dei pagamenti dei locali?

«Non è un problema di facile soluzione. In questo compiremo azioni di moralizzazione verso i nostri soci, richiamandoli ad applicare i prezzi più opportuni per valorizzare prodotto e soprattutto servizio, oltre che a selezionare la clientela non modo più opportuno. L’ho messo in pratica personalmente nella mia azienda: lavorare meno, ma lavorare meglio, porta sicuri benefici. Bisogna avere il coraggio di non vendere a tutti i costi, in questo modo si alzano i margini e si hanno maggiori certezze di incasso. Soprattutto se tutti facessimo in questo modo non alimenteremmo più un circolo vizioso».

 

Collaborazione fra consorzi è possibile o è una chimera? Secondo lei, non è giunto il momento di abbandonare le sterili contrapposizioni, o l`inutile gioco di nascondere le proprie carte, per ricercare un comune percorso che possa aprire nuove e migliori prospettive per tutti?

«Sarebbe una cosa bellissima. Occorre tuttavia una grande dose di umiltà e massima lealtà e trasparenza».

 

È possibile?

«Sì, ma non è facile: dobbiamo tutti imparare a parlare la stessa lingua e poi i consorzi e i loro dirigenti devono avere il coraggio di mettersi in gioco, un gioco nuovo che non hanno mai fatto. Non è facile, ripeto. Ma per gli uomini di buona volontà nulla è impossibile. Personalmente lo auspico e sono pronto a mettermi in gioco».

 

Parliamo di Italgrob: come tutti sanno è entrata a far parte di Confindustria e in occasione del recente meeting si è molto parlato di "Sinergie" fra produttori e distributori. Ora, diciamolo francamente, produttori e distributori sono sempre stati in contrapposizione, specie sulle politiche commerciali che spesso sono squilibrate a danno del grossista, e allora: ritiene possibili queste sinergie?

«Sono assolutamente d’accordo con la scelta fatta da Italgrob. Confindustria è per la nostra categoria una grande opportunità e le sinergie sono assolutamente possibili. Per confermarle questo pensiero posso dire che la mia azienda ha fatto i suoi migliori affari quando è andata d’accordo, ovvero, ha fatto progetti e alleanze con l’industria. La contrapposizione è anacronistica e non serve a nessuno. Essere in Confindustria, essere nella “casa” dei nostri partner produttori ci consentirà, se sapremo muoverci con intelligenza e sagacia, di avere opportunità di crescita diversamente impensabili. Il tempo e l’evoluzione del mercato renderà pienamente merito a questa scelta compiuta dalla Federazione».

 

Continuiamo con Italgrob: a suo avviso sta facendo bene? Cosa potrebbe fare di più e di meglio? In altri termini, un distributore Di.Al. che paga la sua quota associativa cosa si attende di concreto dalla Federazione?

«La Federazione sta facendo molto bene e opera in modo opportuno: le attività di formazione con il Distech, l’organizzazione dell’Horeca Meeting che aggrega tutta la filiera, le attività di comunicazione e sindacali... il socio Di.Al. paga la sua quota senza problemi ed è contenta ed orgogliosa di far parte di una Federazione che lo rappresenti».

 

Nulla in più da chiedere allora?

«Da chiedere c’è sempre, ma bisogna guardare la realtà delle cose possibili. Ecco, se dovessi esprimere un desiderio, ci si potrebbe battere per una legge che rilanci il Vetro a Rendere, un prodotto che è identitario della nostra categoria e che rappresenterebbe un business esclusivo per i distributori di bevande».

 

Secondo lei sarebbero d’accordo tutti i distributori? Movimentare il VAR è un bell’impegno con relativi costi. Il mercato come reagirebbe?

«È chiaro che un eventuale applicazione deve essere invogliata e allettata da benefici fiscali, ad esempio significati sconti sulla Tarsu per chi adotta il VAR, che siano distributori o ristoranti. D’altronde la salvaguardia dell’ambiente ha un costo ed è giusto che venga sostenuto dallo Stato, incassando qualche tassa in meno rispetto alle centomila che incassa».

 

Ora guardiamo avanti: relativamente alla categoria dei distributori, i numeri dicono che negli ultimi 10 anni la numerica degli operatori è diminuita e la tendenza pare non sia esaurita. Cosa fare? Puntare ad allearsi per fare ponderata, o iper specializzarsi? O piuttosto, ampliare gli assortimenti perdendo in parte la specifica identità? Insomma, la confusione non manca. In poche parole: quale futuro per i distributori?

«Immaginare il futuro è sempre una cosa complicata. Per quanto riguarda i distributori le situazioni cambiano a seconda delle specifiche realtà. Non penso ci sia una ricetta assoluta. Allearsi, fondersi, specializzarsi o multi-specializzarsi, sono tutte soluzioni possibili. Non so quanti distributori saranno operativi fra dieci anni, le regole saranno dettate dal mercato e dalla sua evoluzione. Quello che posso dire ai miei soci e ai miei colleghi e di lavorare per professionalizzarsi al massimo, valorizzare al meglio il fattore servizio che è quanto di contraddistingue e di tenere fortemente le radici sui nostri territori. E’ questa la nostra forza antica che potrà valere anche per il nostro futuro».


05/03/2015

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