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Donne che ispirano altre donne

In questo articolo dedicato alle Donne dell’Horeca, diamo la parola a donne ai vertici di aziende di produzione che, facendo leva su quei valori tipicamente femminili, hanno saputo conquistare un ruolo di prestigio nel mondo del lavoro.
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Il loro impegno e il loro esempio potrà certamente ispirare altre donne. Attraverso l’associazione ADHOR, si punta a valorizzare il ruolo della donna, sia essa impegnata nel mondo produttivo, come le quattro “lei” che presentiamo di seguito, piuttosto che nell’ambito della distribuzione o a valle della filiera Horeca. Un fatto è certo, le donne hanno una marcia in più, lo evidenzia molto bene Francesca Benini, Sales & Marketing Director per il mercato Italia ed estero in Cantine Riunite & CIV, citando la Commissione Ue la quale rileva che «l`equilibrio di genere ai vertici aziendali incide positivamente sulle prestazioni delle imprese, sulla competitività e sui profitti».

Un’affermazione avvalorata anche da una recente ricerca di McKinsey dove si evidenzia che le società con parità dei sessi al vertice realizzano profitti del 56% superiori rispetto a quelle guidate solo da uomini. Ma quali sono i motivi alla base di queste performance tinte di rosa?

Sempre secondo Benini i fattori sono molteplici: ad esempio la donna è multitasking, ha capacità di resistenza, ma soprattutto ha motivazione e senso di appartenenza alle organizzazioni nelle quali s’identifica, difendendone la causa e applicando i principi con costanza. La donna tende, inoltre, ad armonizzare l’organizzazione e l’ordine, è orientata alla mediazione, ha grande capacità di ragionamento e di concentrazione ed è abituata a decidere in situazioni di emergenza e di cambiamento, dove in quelle realtà non più rappresentative di specifici e fondamentali valori, le donne in ruoli di responsabilità, insieme agli uomini, possono essere portatrici di un nuovo modo di essere, mettendo a disposizione capacità, atteggiamenti e mentalità più adattabili e flessibili in grado di comprendere il sistema di interazioni e ripensare a nuovi modelli organizzativi.

 

Dalle “riflessioni” che riportiamo di seguito è emerso che, per le donne impegnate a dirigere le aziende, le difficoltà del multitasking e di conciliare la vita professionale con quella privata fanno sì che il tempo diventi la risorsa più importante. Anche e soprattutto per questo ricercano un modo per semplificarsi la vita e per trovare nuovi equilibri. Un modo di fare che rappresenta la giusta combinazione fra servizio, evasione e tempo libero, fattori che del resto sono i paradigma dello stesso mondo del fuori casa.

 

Ne consegue, quindi, che all’interno delle organizzazioni impegnate in questo specialistico mercato, la “visione femminile” diventa quel prezioso valore aggiunto per saper leggere e anticipare le tendenze e i bisogni latenti di un mercato in continua evoluzione. Nelle corde femminili inoltre anche una più marcata attenzione all’ambiente. Concetto che emerge dalle parole di Claudia Trazza, managing director Unilever Food Solution, che si riconosce in toto nella misson della sua azienda, la USLP (Unilever Sustainable Living Plan) con cui Unilever è impegnata a conseguire una crescita profittevole e sostenibile che, giorno dopo giorno, punta a diminuire l’impronta ambientale e contestualmente aumentare  l’impatto sociale positivo.

Tuttavia, nonostante tali evidenze, nel contesto economico italiano e nello specifico anche in quello Horeca, esiste ancora oggi un gap culturale e una forte difficoltà nel modificare modelli organizzativi consolidati per favorire le donne a occupare posizioni a responsabilità crescente. Un gap assolutamente deleterio che va velocemente superato anche perché, riportando le riflessioni a una visione più macro, oggi esiste una ”economia femminile”, rappresentata da un miliardo di donne lavoratrici nel mondo che nei prossimi anni saranno in grado di influenzare i consumi a livello mondiale. Tutto il mondo è paese, e quindi anche in Italia sempre di più, nei prossimi anni, la popolazione femminile condizionerà i processi decisionali di acquisto di prodotti e servizi.

Avere una donna sulla plancia di comando, forte, tenace, flessibile, motivata e multitasking come le quattro “lei” che presentiamo nelle pagine seguenti, per le aziende impegnate nell’Horeca, dalla produzione ai punti di consumo, potrà essere la soluzione perfetta. Un’esperienza la loro che ADHOR, impegnata a promuovere il ruolo della donna a tutti i livelli nella filiera Horeca, attraverso lo slogan “donne che ispirano le donne” vuole divulgare in questa speciale rubrica.

 

Queste le domande, dalle quali sono scaturire le riflessioni che riportiamo di seguito.

  1. Guidare un’importante azienda: come una donna può e deve conquistarsi autorevolezza e rispetto?
  2. Nella filiera Horeca le donne hanno ancora un gap da superare rispetto alla storica e predominante figura maschile?
  3. Essere donna, in un ruolo di responsabilità, impone precise scelte etiche? Quali valori sono e devono essere imprescindibili?
  4. Lo slogan con cui è nata Adhor è: “Il mondo sarebbe imperfetto senza la presenza delle donne, il mondo Horeca, anche". Pertanto, la domanda è: quale tocco in più una donna può offrire alla filiera del fuoricasa, quali peculiari valenze femminili possono consentire a questo settore di accrescere il proprio valore?

Francesca-Beniniok.jpgFRANCESCA BENINI 

«Sono convinta che una donna con responsabilità manageriali possa conquistare autorevolezza e rispetto, laddove i comportamenti individuali risultano determinanti quanto e forse di più delle dinamiche organizzative. La formulazione di una cultura condivisa, fondata sul superamento dei pregiudizi che hanno finora penalizzato la figura femminile, passa anche attraverso un percorso di crescita che le donne devono intraprendere con decisione, vincendo la tendenza ad autoescludersi e lavorando sulle proprie peculiarità per trasformarle in vantaggi strategici. Nella filiera dell’Horeca, ma più in generale nel contesto economico delle aziende italiane, le donne non hanno ancora raggiunto pari opportunità, ma per cambiare il gap culturale occorre trovare un nuovo modo di dialogo che non passa attraverso il potere e l’autorità, ma soprattutto attraverso la costruzione e la condivisione della visione comune. Nella costruzione di questa visione comune la parola d’ordine è: equilibrio, che a mio avviso assume tanti significati. Equilibrio nel rapporto fra lavoro e famiglia o, più in generale, vita privata, che significa, all’interno delle organizzazioni, gestione del tempo e lavoro per progetti, focalizzazione sui risultati e sui tempi di realizzazione e, conseguentemente, spazi per la propria vita privata. Equilibrio nella gestione delle risorse umane, che significa abbandonare vecchi modelli manageriali centrati sull’aggressività e sull’autorità e focalizzarsi sull’assertività e sulla mediazione, apportando uno sguardo tutto femminile. Equilibrio nella visione del business, ossia giusto compromesso fra propensione al rischio e gestione affidabile del business. Equilibrio in sintesi che può nascere da un giusto connubio fra comportamenti manageriali maschili e femminili. Una donna nella filiera del fuoricasa può fornire diversi contributi a valore aggiunto. Guardando il mercato, in primis nell’area del business development: una donna in posizioni manageriali, anche in questo canale, può contribuire a una visione differente del mercato e rappresentare uno straordinario stimolo per lo sviluppo del business. Guardando invece i modelli organizzativi interni, il contributo femminile consiste soprattutto nel cambiare l’ottica culturale e comportamentale che ci ha sempre guidati fino ad oggi: dalla gestione del tempo, alla mediazione nei rapporti conflittuali, dalla condivisione all’orientamento ai risultati e alle persone, dalla flessibilità all’equilibrio nella conciliazione fra vita professionale e vita privata».

 

Claudia-Trazzaok.jpgCLAUDIA TRAZZA

«Professionalità, impegno e dimostrando “sul campo” il proprio valore, sia a livello di competenze (Hard skills) che di comportamenti (Soft skills): è questa la strada per conquistarci rispetto e ambire a ruoli di comando. Mettendo inoltre a servizio dell’azienda caratteristiche intrinseche dell’essere donna come il multitasking e la capacità di programmazione e gestione di situazioni complesse. Insomma facendo capire che la “diversità” è un valore e non qualcosa da soffocare. Relativamente al gap a cui si fa riferimento nelle domande. Ritengo purtroppo ci sia ancora davvero molto da lavorare, anche a confronto con i “fratelli” del Retail, sia dal lato aziende (e in questo Unilever Food Solution sta spingendo molto a livello mondiale e locale con targets di presenza femminile per ogni livello dell’organizzazione con un particolare focus sulle vendite) che a livello di Distributori, dove purtroppo spesso le presenze femminili sono delle rarità soprattutto ai vertici dell’organizzazione. I miei valori sono quelli con cui sono nata e cresciuta, essere in ruoli apicali non rende assolutamente necessario il cambiamento, ma anzi mi stimola a condividerli sempre più con gli altri. Per me la trasparenza, l’onestà, il parlare chiaro con i propri dipendenti, con i responsabili global della mia organizzazione che con il nostro target di chef e consumatori è la base del mio lavoro quotidiano. Il tutto unito a un forte senso di responsabilità e la voglia di raggiungere i risultati sfidanti che abbiamo ogni giorno, con tanto impegno e passione. Per Unilever la sfida si chiama USLP (Unilever Sustainable Living Plan) che, devo dire ha un ’accezione molto femminile, e la sento quindi molto anche mia. Un impegno che permea tutte le nostre attività, in tutti i mercati in cui operiamo con le nostre marche e in tutte le fasi della catena del valore, dalle materie prime alla produzione, dal welfare dei dipendenti al contributo che possiamo dare al sistema paese in cui siamo presenti, e così via. Tutto ciò mi rende orgogliosa di essere parte di questa azienda. Concludo affermando che per noi donne l’importante è non “snaturarsi” per rispondere a modelli maschili che sono predominanti nell’Horeca. Dobbiamo mantenere la nostra diversità e sensibilità, la capacità di ascoltare e capire chi abbiamo di fronte, di gestire team composti da individualità anche molto diverse e, come dicevo sopra, mettere a servizio del business il nostro essere multitasking e la capacità di districarci in problematiche anche molto complesse».

 

Sarah-Serenaok.jpgSARAH SERENA

«Anche se nel mondo del vino gli addetti ai lavori sono per lo più uomini, nella mia esperienza non mi sono mai sentita in difficoltà o poco considerata in quanto donna. Sia con i collaboratori in azienda che nei rapporti con l’esterno ho sempre incontrato persone che mi hanno giudicato per le mie capacità e competenze. No, non penso ci sia un gap fra uomo e donna: quando capiscono che ami il tuo lavoro e ti impegni per risolvere i problemi, non c’è davvero nessuna difficoltà nel farsi accettare dagli uomini. Forse siamo noi donne, a volte, che non vogliamo, non possiamo accettare fino in fondo posti di comando, perché questo comunque crea dei problemi nella gestione del lavoro e della famiglia. Viviamo con qualche senso di colpa il lavoro perché abbiamo l’impressione di non prenderci cura abbastanza dei figli, del marito, della casa. Ma se una donna vuole essere una leader e ha le competenze per farlo non ci sono ostacoli veri. Individuata una persona capace, non credo le sia preclusa la carriera solo perché è donna. Alcuni valori ovviamente devono essere al primo posto. Ad esempio credo che non possa mai mancare il rispetto per i collaboratori prima di tutto, ma è importante anche essere limpidi nei confronti dei clienti e dei fornitori. Il che per me si traduce in atteggiamenti semplici: mantenere le promesse con il gruppo di lavoro, rispettare le scadenze con i fornitori, osservare sempre la stessa linea di condotta sul mercato. Altro valore irrinunciabile è quello per l’ambiente soprattutto per noi che siamo una azienda vinicola legata al territorio, come la cura per la qualità del vino, l’impegno per fare in modo che il processo produttivo sia meno impattante possibile. Relativamente a quel qualcosa in più che la donna può dare nel contesto Horeca, certamente l’attenzione al dettaglio, l’interesse per ciò che è glamour e di tendenza, l’eleganza possono contribuire a creare “contesti” nuovi, nuovi spunti per rendere i momenti trascorsi fuori casa, per lavoro e soprattutto per divertimento, sempre più coinvolgenti.
Tutti noi amiamo trascorrere il nostro tempo libero in locali cha abbiano un’anima, un carattere, dove ci si sente bene per quello che si beve, si mangia, ma anche per l’accoglienza ricevuta. La donna può davvero fare la differenza con il suo approccio attento anche alle piccole cose. Un esempio semplice: una tavola ben preparata, una candela accesa, un fiore presentato con gusto fanno la differenza al ristorante, come nelle nostre case. Se ci si aggiunge il sorriso femminile la ricetta è perfetta».

 

Silvia-Maccariok.jpgSILVIA MACCARI

«Io ritengo che qualsiasi persona uomo o donna che sia, debba conquistarsi l’autorevolezza e il rispetto, portando essa stessa per prima rispetto verso tutti i livelli gerarchici: verso i collaboratori, i clienti e fornitori. Anche per questo motivo per me, rispetto ed educazione, sono prerogative assolute, poi bisogna gestire al meglio l’azienda e portare risultati insomma, dare per primi il “buon esempio”. Relativamente al gap fra uomo e donna nel nostro mondo credo ci sia ancora da lavorare, anche se con il passare degli anni la situazione sta decisamente migliorando. Ai tempi di mio nonno ad esempio, si parla di 60/65 anni fa, la differenza di genere era la condizione “normale”, infatti le mie zie non sono mai state coinvolte nell’azienda. L’azienda è stata trasmessa unicamente a mio padre. Al contrario mio padre, che è tutt’ora operativo, ed è Presidente della società alla veneranda età di 82 anni, non si è mai posto questo problema visto che da subito mi ha inserita nella società insieme a mio fratello Filippo. Devo dire che è sempre stato orgoglioso del mio operato e dei risultati che ho portato e quando le persone gli parlano di me a lui brillano gli occhi. Per lui la differenza di genere non è mai esistita, al di là del fatto che fossi figlia credeva nella capacità delle donne tant’è che, quando a Febbraio 2001 terminata l’università ricevetti diverse offerte di lavoro (grazie al fatto che avevo portato velocemente a termine gli studi e con voti elevati) me le faceva sparire tutte senza neanche avvisarmi. Lui voleva che entrassi in azienda, stop. Con il senno di poi ha avuto ragione. I valori per me sono tutto. Posso dire che sono parte del patrimonio di famiglia. Infatti  sin dal 1898 i valori del mio bisnonno fondatore dell’azienda erano: serietà, correttezza e ovviamente, dato il nostro lavoro, qualità dei vini. A distanza di 120 anni, il susseguirsi delle generazioni ha cambiato tante cose, ma questi sono rimasti sempre i nostri valori fondamentali e imprescindibili sui quali fonda l’azienda. Sono ovviamente d’accordo, le donne hanno una marcia in più, perché sono abituate a gestire tante cose contemporaneamente: casa, figli, lavoro... e questo richiede un’organizzazione perfetta. Per questo sono multitasking, hanno una risposta per tutto perché sono abituate a prendere decisioni velocemente, sono intuitive e hanno sesto senso. Inoltre noi donne nel lavoro abbiamo un approccio positivo, coraggioso e affrontiamo tutto con il sorriso, perché sappiamo che in fondo i veri problemi sono ben altri».

 

 

Fonte GBI


21/06/2017

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