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Il nuovo Decreto sul Vuoto a Rendere secondo Italgrob

Come già annunciato sui mezzi di comunicazione della Federazione, la rivista GBI e il portale www.italgrob.it  è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 26 settembre  2017 il Decreto ministeriale n. 142 del 3 luglio 2017 che regolamenta la fase di sperimentazione (e sottolineiamo, sperimentazione, quindi nulla di definitivo) sulla distribuzione e vendita di bevande di  birra e  acqua  minerale  in contenitori in vuoto a rendere. Per dovere di cronaca, ma era già stato fatto nelle precedenti pubblicazioni, evidenziamo questo link ove è possibile consultare integralmente il Decreto in oggetto.

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«La Federazione Italgrob - dichiara Dino Di Marino, Direttore Generale Italgrob - è da tempo impegnata ad ottenere una legge che possa incentivare il consumo di bevande in V.A.R. e che veda come elementi proattivi gli stessi distributori. Innumerevoli le battaglie compiute dalla Federazione in questi anni: già sotto la Presidenza Cuzziol ricordiamo il lavoro portato avanti con il progetto "Vetro indietro" che ha contribuito alla stesura del disegno di legge Mazzocchi Gava per la reintroduzione del sistema del Vuoto a rendere, che purtroppo non ha mai trovato il suo compimento legislativo a causa del succedersi dei diversi governi. Negli ultimi tre anni, sotto la Presidenza Menici, insieme all’Onorevole Stefano Vignaroli che ha appoggiato sin dall’inizio la nostra causa, riconoscendo il fondamentale ruolo della Federazione, si è lavorato attentamente alla bozza del nuovo disegno di legge presentato. Sistematico è stato l’impegno teso ad ottenere il massimo vantaggio possibile già in questa prima fase di sperimentazione. La bozza del Decreto in oggetto - puntualizza Di Marino - è stata in più di un’occasione rivista dalla stessa Federazione, sia durante l’iter legislativo presso la Camera che presso il Senato, nonostante le avversità di interessi contrastanti. Un confronto costruttivo si è instaurato anche con l’On. Stefano Vaccari che, sono certo ricorderete, è stato nostro gradito ospite durante la quinta edizione dell’International Horeca meeting nel 2016. Al momento abbiamo ottenuto il massimo ottenibile, come il riconoscimento del fondamentale ruolo dei distributori, circostanza questa è non era stata minimamente presa in considerazione da chi stava redigendo il decreto. Italgrob è la Federazione rappresentativa dei distributori riconosciuta al tavolo di lavoro ministeriale, che fra l’altro vede partecipi attori come, Confindustria, Confcommercio, Fipe, Federalimentare, Assobirra, Confindustria alberghi e Federalberghi, Assobibe e Mineracqua. Un tavolo allargato con richieste comuni, con l’obiettivo di far meglio comprendere alle istituzioni preposte la necessità di una rivisitazione dell’applicazione della Ta.Ri.. Grazie a questo riconoscimento, e al fondamentale ruolo che avranno (come già hanno) i distributori nel far girare il sistema del V.A.R., la Federazione potrà, una volta terminata la fase di sperimentazione, proporre in maniera autorevole le soluzioni più appropriate per attuare i più opportuni criteri di incentivazione e di sgravi possibili. Siamo convinti - conclude Di Marino - che gli incentivi restano la leva essenziale per far decollare il sistema del V.A.R.. Con le altre associazioni di categoria si è fortemente richiesto al Ministero  dell’Ambiente, come punto essenziale per portare avanti il confronto, la presenza dell`A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) in quanto la gestione dei rifiuti, e le altre prerogative conseguenti alla gestione del VAR sono demandate ai singoli enti territoriali».


Ma ora andiamo a fare chiarezza su quello che è l’attuale Decreto sulla sperimentazione.

In via sintetica possiamo scrivere che trattasi dell`attuazione di una misura del "Collegato Ambientale" (legge di Stabilità 2014) finalizzata alla prevenzione dei rifiuti d’imballaggio monouso attraverso l`introduzione, su base volontaria, (ed evidenziamo volontaria) di un sistema di restituzione delle bottiglie che potranno quindi essere riutilizzate, (si stima almeno altre deci volte prima che giunga l’inevitabile logoramento delle stesse) evitando in questo modo la produzione di rifiuti. Le norme che disciplinano la sperimentazione di un anno riguardano i contenitori di volume compreso tra gli 0,20 e gli 1,5 litri, per le bottiglie di birra e acqua minerale servite al pubblico. Il Decreto entrerà in vigore il prossimo 10 ottobre 2017.

È importante ricordare che  questa  misura di green economy si inserisce all’interno di un contesto europeo di economia circolare: gli obiettivi che si è data l’Europa per i prossimi anni mirano ad una forte riduzione dei rifiuti conferiti in  discarica, incentivando forme di riutilizzo e di riciclo, sulla base del concetto che “il miglior rifiuto  è  quello non prodotto”.

La notizia in queste ore sta facendo il giro nelle redazioni dei maggiori quotidiani e ne parla anche la TV, ma va detto purtroppo che la stessa è diffusa e spesso commentata in modo alquanto forviante.

 

È quindi il caso di fare chiarezza, anche nel rispetto dei distributori di bevande che sono, e restano, la parte fondamentale e imprescindibile della distribuzione, e quindi del buon funzionamento della pratica del vuoto a rendere. Anzitutto va subito detto che questo Decreto, al di là dei titoloni sui giornali, non s’inventa nulla di nuovo: la distribuzione e la vendita di acqua minerale e birra in bottiglie a rendere è già in uso in tanti locali e viene supportata esclusivamente (ed è il caso di ribadire esclusivamente) dai distributori di bevande.

 

Ma vediamo da vicino le notizie alquanto balzane che riportano i giornali.

  • Parlano di cauzione che l’esercente del locale deve restituire al consumatore, quando costui, consumato il prodotto, restituisce la bottiglia vuota. Niente di più sbagliato, i giornalisti a volte prendono cantonate madornali. Forse non sanno, ma dovrebbero saperlo ragionandoci un po’sopra, che il consumatore/cliente in un ristorante non porta via la bottiglia piena a casa per poi restituirla; se beve, beve sul punto di consumo, quindi nessuna cauzione fra esercente e consumatore. La cauzione è invece fra gli attori a monte della filiera, fra esercente e distributore e fra quest’ultimo e il produttore. Ma questa è già prassi consolidata e quindi non è certo una novità. Italgrob, proprio su questo argomento, sta portando avanti uno studio approfondito sul funzionamento e sull’essenza stessa dei cauzionati, al fine di avere una posizione chiara e definita verso l’industria a tuteladeidistributori.
  • I giornali poi parlano di incentivi per il sistema di restituzione dei vuoti. Anche questa è una notizia sbagliata. Il Decreto non prevede incentivi almeno non  dal punto di vista economico, infatti il Ministero dell’Ambiente ha ribadito più volte che al momento, nella fase di sperimentazione che dura un anno, non ci sono risorse disponibili. Senza soldi quindi il Decreto punta solo a sensibilizzare e promuovere l’utilizzo del V.A.R., visto che i locali che adotteranno la pratica, come premio riceveranno un attestato che potranno esporre al pubblico per dimostrare la loro scelta ecologica e quindi per questa scelta essere riconosciuti e premiati. Chiarito questo fondamentale aspetto ci rendiamo nello stesso tempo conto, che il meccanismo promozionale è poco più di un palliativo e lo stesso potrebbe risultare insufficiente per innescare quel circolo virtuoso che il decreto auspica.

Quindi, al momento, in questa fase sperimentale, nessun vantaggio, per così dire economico, se non il riconoscimento dei ruoli e vantaggi più che altro pubblicitari.

Ma Italgrob non può accontentarsi, i distributori non possono accontentarsi di un bollino di encomio che vale poco più di una pacca sulle spalle. L’obiettivo che ha la Federazione, insieme alle altre associazioni di categoria che compongono il tavolo di lavoro istituzionale presso il Ministero, durante e subito dopo la fase sperimentale, è quello di arrivare a un sistema di incentivi che preveda una riduzione sulla Ta.Ri.  per il locali, per i distributori e l’industria di produzione che lavorano prodotti in V.A.R. Proprio per questo motivo Italgrob non ha mai mancato di ribadire, in ogni sede istituzionale che per i distributori trattare il V.A.R. richiede uno sforzo notevole, basti pensare che una cassa di acqua va movimentata almeno 4 volte: lo scarico del pieno con la messa a magazzino, poi il carico sul mezzo che va in consegna; il ritiro della cassa vuota e la messa in magazzino, e infine il carico dei vuoti per la riconsegna in stabilimento. Insomma quattro movimentazioni pesanti e faticose che oltre lo sforzo richiedono anche spazio, quindi metri quadri di magazzino da mettere a disposizione del V.A.R. e della buona pratica che non produce rifiuto.

 

E allora perché calcolare e far pagare la Ta.Ri.  anche sui metri quadri di magazzino che il distributore occupa per il V.A.R. visto che non produce alcun rifiuto? E questa l’istanza che con forza sta producendo Italgrob. Visto che anche recenti sentenze della Cassazione stanno adottando questa logica, almeno dal punto di vista della produzione di rifiuti speciali che  non  devono essere assoggettati alla Ta.Ri. (sentenza n. 9858/16). Ma l’obiettivo è anche quello di consentire che il distributore associato alla Federazione diventi una sorta di “certificatore” per il punto di consumo al quale consegna il prodotto in V.A.R., affinché anche quel locale possa avere diritto agli sgravi sulla Ta.Ri. per lo spazio di deposito che occupano le casse con le bottiglie a rendere. Sarebbe questo un’ulteriore elemento di fidelizzazione fra distributore e punto di consumo, una leva fondamentale per innescare davvero quel processo virtuoso che il Ministero con questo Decreto auspica.


29/09/2017

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